Le
bevande alcoliche sono note sin dall'antichità, ma i danni
che provocano sull'organismo sono stati evidenziati solo nel
settecento perché si manifestano in tempi lunghi.
L'assunzione,
ormai millenaria, di bevande alcoliche ha favorito l'accettazione
sociale dell'alcol facendone un alibi culturale anche per
chi ne abusa e versa in uno stato di dipendenza.
Trattare di alcol non è semplice in quanto si corre il rischio
di cadere nei due opposti eccessi. Da una parte l'alcol non
va demonizzato perché negli alcolisti è uno strumento per
tenere a bada un disagio preesistente, dall'altra non si deve
cadere nel facile moralismo.
Occorre tener ben presente che nell'alcolista è il rapporto
con la sostanza ad essere “malato”, un rapporto ben diverso
da quello di chi non è dipendente.
Non va, però, neanche dimenticato che i primi passi verso
l'alcolismo passano dall'abuso sporadico, spesso in compagnia,
per poi raggiungere livelli di dipendenza vera e propria.
L'alcolista, ma sarebbe meglio chiamarlo secondo i dettami
dell'O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità) “alcoldipendente”,
rifiuta di riconoscere nell'alcol la causa dei suoi tanti
problemi.
Dovrebbe essere uno spunto di riflessione il fatto che nessuna
specie animale accetta di assumere alcol spontaneamente tranne
l'uomo.
Questo opuscolo vuole fare informazione, cioè fornire delle
notizie scientificamente corrette, sugli effetti farmacologici
dell'alcol lasciando alla riflessione di chi legge e ad altri
gli aspetti sociologici e morali che pur sono intimamente
connessi.