In quantità limitate l'alcol dà euforia, piacere nel chiacchierare, disinvoltura nel comportamento e determina un leggero aumento della frequenza del battito cardiaco.
Continuando a bere diminuisce la capacità di autocontrollo: lo “stato di ebbrezza” o ubriacatura, caratteristico effetto della tossicità acuta dell'alcol.
L'ubriaco diventa agitato, aggressivo e violento.
A dosi più elevate si passa alla fase depressiva con sonnolenza, confusione mentale, bradicardia (rallentamento della frequenza cardiaca), respirazione lenta e faticosa, difficoltà nel parlare.
Esagerando nel bere si arriva al blocco dei neurotrasmettitori per cui le cellule cerebrali non trasmettono più i messaggi e non registrano gli eventi (per questo motivo dopo una sbornia non si ricorda nulla). Inoltre vengono colpiti anche i centri vitali e si può arrivare al blocco respiratorio, al coma ed, a volte, alla morte.
Il livello di tolleranza individuale all'alcol differisce notevolmente da individuo ad individuo, di conseguenza è variabile, su base individuale, la quantità di alcol che provoca l'ubriacatura.
Una scala indicativa degli effetti in funzione della quantità di alcol nel sangue è la seguente:
- 0,3 g/dl determinano loquacità ed euforia;
- 0,5 g/dl scoordinazione motoria;
- 1 g/dl confusione;
- 3-5 g/dl coma etilico ed arresto cardiorespiratorio.
Per risolvere un'ubriacatura si può fare poco.
Un semplice rimedio può essere quello di bere molto: diluire l'alcol con acqua aiuta il fegato ad eliminarlo.
La lavanda gastrica, invece, è efficace solo se effettuata entro 20 minuti perché l'alcol viene assorbito rapidamente.
E' certamente utile assistere il soggetto in stato di ebbrezza per verificare che l'intossicazione non sia grave (e quindi non sia necessario il ricovero in ospedale) e per controllarne l'aggressività.
I sintomi che caratterizzano il giorno successivo la sbronza sono mal di testa, nausea e diarrea: le conseguenze della sofferenza epatica e cerebrale.
L'organismo, in seguito a somministrazioni ripetute, si adatta alla presenza dell'alcol per cui l'ebbrezza comparirà a dosi sempre più elevate. Questo fenomeno è chiamato “tolleranza”.
A livelli elevati di consumo appare poi la dipendenza fisica che si manifesta con sintomi come malessere generale, tremori, ecc. che scompaiono con l'assunzione di alcol. In assenza di alcol si determina, quindi, una sindrome astinenziale.
Ma qual è il meccanismo che porta alla tolleranza ed alla dipendenza ?
L'alcol attraversa facilmente le membrane cellulari e le rende più fluide. Ciò determina, per compensazione, un naturale aumento della rigidità della membrana. La sostanza diventa perciò necessaria perché possano aver luogo le normali funzioni della cellula (dipendenza). Contemporaneamente si verifica la necessità di aumentare le dosi per mantenere le stesse condizioni di fluidità della membrana cellulare (tolleranza).
Inoltre l'alcol interferisce, come già detto in precedenza, sulla trasmissione nervosa. Il soggetto è in grado di associare il malessere alla mancanza di alcol, cercherà di procurarselo ogni qualvolta si manifesteranno i sintomi dell'astinenza determinando così una “dipendenza psicologica” nella quale l'alcol sembra essere il rimedio al male che ha prodotto: il soggetto perde l'indipendenza dalla sostanza.
I sintomi dell'intossicazione acuta scompaiono in quanto l'organismo è ormai adattato, subentrano quelli della tossicità cronica.