Gli Oppiacei sono sostanze derivate dall'Oppio, il lattice di una specie di Papavero: il Papaver somniferum.
Dall'oppio si ricava la morfina e da questa, tramite semplici processi chimici, l'eroina.
Il papavero da oppio viene coltivato nel "Triangolo d'Oro" (Myanmar o Birmania, Laos e Thailandia), nella "Mezzaluna d'Oro" (Afghanistan, Pakistan, Iran e Libano) e da poco tempo anche in centro e sud America, Cina, Vietnam e Corea del nord. Arriva a noi principalmente attraverso la "rotta balcanica" ma anche attraverso la "rotta africana".
Gli Oppiacei sono considerati analgesici e narcotici.
L'oppio viene fumato, ma il suo uso è tipico dei paesi asiatici.
La morfina viene utilizzata in medicina per calmare dolori molto violenti nei malati terminali.
L'eroina è molto più attiva della morfina e provoca una dipendenza dieci volte superiore. Viene assunta per via endovenosa.
Circa venti anni fa gli studiosi scoprirono che gli Oppiacei interagiscono con dei siti posti sulle cellule del cervello (detti "recettori") che normalmente riconoscono delle sostanze chimicamente simili agli oppiacei ma prodotte dall'organismo: le endorfine.
Le endorfine hanno il compito di controllare il dolore ed altri stimoli con un'azione inibitoria sulle cellule nervose.
Gli oppiacei sostituiscono le endorfine nei meccanismi fisiologici del controllo del dolore determinando la riduzione della produzione naturale delle endorfine, la minore sensibilità del recettore e quindi la necessità di aumentare progressivamente la dose per mantenere il controllo del dolore.
Inoltre l'organismo per compensare l'effetto sedativo della droga aumenta l'attività delle cellule cerebrali.
Questo meccanismo spiega la dipendenza fisica e la conseguente "crisi astinenziale".
Gli oppiacei non solo innalzano la soglia del dolore ma attenuano anche la componente emotiva del dolore stesso (ansia, paura ed afflizione connessi di solito alla sofferenza fisica).
L'iniezione endovenosa di eroina causa dapprima una breve sensazione di caldo ed euforia ("flash") e poi uno stato di rilassamento, benessere e distacco da ogni stress che inducono il consumatore a ripetere l'esperienza.
L'organismo si adatta ed occorre una dose più forte: inizia la terribile spirale della dipendenza. La dipendenza fisica da oppiacei comincia con la somministrazione della prima dose.
L'eroina diventa quindi una necessità imprescindibile non perché provoca piacere ma per evitare la sofferenza fisica e psicologica della crisi da astinenza i cui primi sintomi cominciano dopo 8 - 12 ore dall'ultima dose e si susseguono in un crescendo. Dapprima ansia, irritabilità, sudorazione, spasmi muscolari, vampate di caldo alternate a brividi di freddo, crampi addominali, poi agitazione, insonnia, ipertensione, nausea, vomito, diarrea, dolori muscolari.
In questa fase l'unica preoccupazione del tossicodipendente è quella di trovare l'eroina a qualunque costo.
I sintomi della crisi si calmano in 7 - 10 giorni ma la sonnolenza ed il bisogno della droga possono durare per mesi.
Questo spiega perché, mentre è relativamente facile curare la dipendenza fisica (attraverso l'uso del metadone e di altri farmaci), molto più difficile è sconfiggere la dipendenza psichica e rendere il soggetto capace di condurre una vita sana senza ricorrere alla droga per sfuggire le difficoltà dell'esistenza quotidiana.
L'assunzione continuata inoltre può provocare danni a vari organi ed apparati.
Di recente si è molto parlato del "protocollo UROD" (Detossificazione Ultra Rapida da Oppiacei) che consente di superare in breve tempo sia la crisi da astinenza che la dipendenza fisica. Consta di due fasi: nella prima il tossicodipendente viene messo in uno stato di narcosi profonda per sei ore con una miscela di farmaci. La seconda fase (di mantenimento) dura 6 - 9 mesi. Questo metodo libera solo dalla dipendenza fisica ma non da quella psichica che invece necessita di una lunga terapia psicologica.
Collegato al consumo di eroina è il rischio dell'overdose o "sindrome da iperdosaggio", cioè dell'assunzione di una dose eccessiva. In questo caso il consumatore non riesce più a svegliarsi, le pupille diventano piccole come punte di spillo, il respiro rallenta e, se non si interviene rapidamente con appositi farmaci (naloxone, un antagonista degli oppiacei), subentra il coma e poi la morte!
L'eroina di strada non è mai pura ma "tagliata" più volte con additivi e diluenti di vario tipo per cui la concentrazione finale può variare notevolmente ma, in genere, non supera il 10%.
L'uso di eroina in gravidanza è particolarmente deleterio in quanto il farmaco attraversa la placenta e raggiunge il feto causandone la dipendenza. Alla nascita, se non si interviene opportunamente, il neonato subisce una crisi astinenziale che può essere mortale.