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Note di regia

La grandezza di Elettra è l'invenzione del suo personaggio: è una figura complessa, profondamente umana, che all'interno del mito si muove non del tutto a suo agio.

E' figlia di re, ma vive in una spelonca lontana dal mondo, privata da Egisto e dalla madre Clitennestra , di tutti i privilegi della sua nascita e della sua condizione.

Ella è costretta a vendicare la morte del padre, ma non sa uccidere. Aspetta il fratello, Oreste, per consegnare a lui la memoria dell'efferato crimine, spingendoloal matricidio.

Il lamento di Elettra assomiglia al tormento di Amleto,costretta com' è alla scelta tra l'accettare un mondo in cui sua madre, al fianco del suo amante, ha ammazzato suo padre o rifiutare questo mondo, con tutte le conseguenze che la sua scelta comporta.

Elettra è fragile, non sa agire, esita, si sente persa, può solo discutere con se stessa e aspettare che il destino si compia.

I figli di Agamennone e Clitennestra non sono miti di un disegno soprannaturale, ma poveri ragazzi, goffi, impacciati, carichi di sofferenza, chiamati ad assolvere un peccato più grande di loro, e soprattutto increduli e smarriti di fronte alla propria inaudita violenza.

Questa tragedia, profondamente contemporanea, non pretende di spiegare la sostanza psicologica del conflitto tra genitori e figli, ma si limita a raccontare. Non trasmette messaggi, ma pone dubbi. I personaggi vengono umanizzati: non sono più eroi, ma rispondono dei loro comportamenti a stimoli o inibizioni che possono suscitere nell'animo degli spettatori reazioni di compassioni, sconcerto e orrore, alimentando così, una possibile riflessione sulle inquietudini e sulle contraddizioni di un mondo dove certi valori e certi punti di riferimento non hanno più corso.

Emma Dante




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