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Adelaide
| Joseph-Arthur de Gobineau | Sellerio 1985
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Elisabetta di Hermansburg è una donna affascinante, colta, corteggiata. Giunta al colmo della gloria sociale, Elisabetta si rende conto di essere vicina "al pendìo che ne avrebbe segnato la discesa." Decide così di scegliere, come amante, un giovane a cui insegnare tutto e che per questo le sarebbe stato per sempre schiavo fedele. "Quando per la prima volta vide Rothbanner, lui le piacque quanto bastava, perchè, mentalmente, imprimesse su di lui il marchio del possesso. Si concesse solo il tempo di convincersi che era un uomo capace di amare e tutto si svolse come lei stessa aveva deciso." Dopo cinque anni, muore però il marito di Elisabetta: a questo punto la relazione clandestina nota a tutti non ha più senso. Elisabetta chiede espressamente a Federico Rothbanner di sposarla. Un ostacolo sembra, tra i tanti, insuperabile: la nascosta, sino a quel momento, passione che lega Federico ad Adelaide, la figlia dui Elisabetta.
"Adelaide aveva da poco compiuto diciotto anni. Era biondissima, con la pelle di una bianchezza abbagliante; figura e portamento regali, braccia meravigliose, nulla di una giovinetta, molto di un'imperatrice; non poco dell'intelligenza e del carattere di sua madre, della sua audacia e della sua implacabile altezzosità..." Federico si arrende ad Elisabetta e la sposa: Adelaide viene mandata da una zia. Inizia una raffinata commedia: Elisabetta, madre tenerissima, fa il sacrificio di tener lontana la figlia, che non ama il patrigno e Adelaide, figlia affettuosissima, vuole tornare a casa per stare vicino a una madre che suppone infelice.
Alla fine, Adelaide è a casa: Federico ne è sconvolto e nuovamente succube del fascino di lei. Adelaide, intelligente e senza scrupoli, amante della lotta, desiderosa da sempre di intralciare i sentimenti della madre, ha un solo desiderio: sconfiggere Elisabetta, depredarla. Per far questo, ingelosisce sino allo spasimo, il patrigno, che, incapace, di accettare l'idea di perderla, le impone di sciogliere ogni possibile legame, di allontanare ogni corteggiatore. E Adelaide obbedisce, pur non avendo alcuna illusione sulla statura morale di Federico:
"Non amo che te e non amerò che te! Finchè vivo, finchè respirerò, non ci sarai che tu al mondo per me. Ma io ti disprezzo, capiscimi bene, ti disprezzo altrettanto quanto ti amo. Tu mi tradirai, mi abbandonerai, mi venderai come hai già fatto... Sono io che ti ho preso.."
A furia di lottare come due tigri, Elisabetta ed Adelaide finiranno col rispettarsi e stimarsi: inseparabili nell'odio e nell'amore, cominceranno a sentirsi unite anche dal crescente disprezzo per Federico.
Per anni si protrae lo strano ménage a tre, interrotto solo per pochissimo da un matrimonio tardivo di Adelaide, ormai vecchia zitella, che però, abbandonato il marito, torna dalla madre e da Federico per sempre.
Il testo è il racconto che un anonimo barone improvvisa per intrattenere un uditorio aristocratico, mondano, distratto.
Gobineau si ispirò a un fatto vero, tanto che la novella scritta nel 1869 fu pubblicata solo nel 1913, trentuno anni dopo la morte dell'autore, quando ormai i personaggi che si sarebbero potuti riconoscere, non vivevano più. In poche pagine, con uno stile essenziale, Gobineau dà prova di una capacità di sintesi espressiva e di un'abilità d'analisi psicologica che fa di Adelaide un piccolo capolavoro, che si legge tutto d'un fiato.
Elisabetta ed Adelaide sono apparentemente due donne impeccabili: affettuose, educate, dedite l'una all'altra. In privato sono due lottatrici spietate senza alcun senso morale, senza alcun scrupolo, avide solo di possesso. E Federico è l'oggetto del desiderio: catturato, respinto, conteso, ripreso. Il legame tra i tre non si spezza perchè nessuno è innocente. Come non lo è la società aristocratica che li circonda, li protegge, fa finta di credere ad un'apparenza che è regola di vita.
Gobineau non giudica: come potrebbe? E' il suo mondo quello che descrive, i suoi conoscenti, i suoi amici.
Il desiderio di possesso non è mai amore: a chi ama veramente importa solo amare e confini, limiti, divieti non hanno alcun senso.
Elisabetta ed Adelaide non amano: per questo vanno sino in fondo e isteriliscono la loro vita, ferendola a morte. Forse Federico è la persona più "vera": ha amato. Debolmente, vilmente, contraddittoriamente, ma ha amato. Da vecchio ha ancora desideri: un'onorificienza! E' pur vivo dunque ...
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