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Il parco delle anime

Ruth Rendell

    Nel parco, nel cuore di Londra, vive una comunità di persone molto diverse: la timida ragazza che ha paura di vivere e che, prendendosi cura della casa di amici che sono all'estero, cerca di trovare lo spazio e il tempo per capire meglio se stessa; il maggiordomo, che per arrotondare la pensione, porta a passeggio con diligente professionalità i cani di persone troppo anziane per farlo due volte al giorno come occorre; un uomo dalla vita spezzata per la perdita della moglie e dei figli che adorava, dopo la quale ha deciso di vagare senza lavoro nè casa ovunque i suoi passi lo portino; un giovane che si prende cura del fratello morente e che per farlo, non esita a spacciare droga e ricavare quanto più denaro possibile ... Nel parco, tra animali e alberi, tra ciarpame di ogni genere e turisti si aggira anche una folla di vagabondi, relitti umani senza famiglia e affetti. Un omicida sembra volerli colpire ad uno ad uno: è il panico. Da qui una serie di eventi attraverso i quali si intrecciano diverse esistenze sino allo scioglimento finale. Ruth Rendell è un'autrice che ha composto almeno due libri di ottimo livello, "L'albero delle mani" e "La morte non sa leggere". Ho, in queste pagine, anche consigliato "Paura di uccidere", un testo più breve, ma non per questo meno interessante. Purtroppo la Rendell è un'autrice prolifica e credo che il suo contratto con le case editrici inglesi esiga troppo dal suo talento, che è costretto a produrre più di quanto gli si addica. Ogni tanto, un testo felice (I giorni di Asta Westerby, per esempio), ma per lo più ci troviamo di fronte a pagine su pagine, prolisse, zeppe di particolari inutili, di descrizioni fuori luogo, che francamente annoiano. Si perde il filo della narrazione, anzi peggio: si perde il gusto della narrazione. Il lettore sbadiglia, ha la tentazione di saltare qualche rigo, qualche pagina, qualche capitolo e, se lo fa, si accorge che si orienta benissimo e che non ha perso nulla. E questo è terribile per ogni autore, ma è davvero paradossale per chi scrive gialli! Ruth Rendell fa, da qualche tempo, questo genere di effetto: il suo stile è diluito, prolisso, logorroico, stancante.
    Il Parco delle anime si può leggere (è il migliore degli ultimi libri della Rendell), ma se non lo si fa ... non si perde molto.