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La morte di Artemio Cruz
| Carlos Fuentes | Mondadori 1964
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Artemio Cruz, morente, circondato da familiari, medici, collaboratori, rivive i ricordi di tutta la sua vita: ricordi spezzati dal presente, ricordi innervati da rimpianti e rimorsi, ricordi che non lo condannano nè lo assolvono, ma che gli pongono davanti immagini contraddittorie di se stesso, legate tuttavia insieme da un filo...
E' stato rivoluzionario, che ha sognato il Messico libero e che si è trovato a combattere tra eroi e malfattori. "Una rivoluzione comincia a farsi dai campi di battaglia, ma una volta corrotta, anche se si seguitano a vincere le battaglie, è finita". Ben presto, abbandona la lotta e volta le spalle ai sogni di libertà. "Stiamo già vivendo tra criminali e nani, perché il caudillo più grande procrea pigmei che non gli possono fare ombra e il caudillo più piccolo deve assassinare il più grande per ascendere a sua volta". E così Artemio Cruz diventa un proprietario terriero e il suo senso degli affari lo rende ricco, ricchissimo. "Consegneremo ai contadini quelle terre, che dopo tutto sono terre stagionali e che renderanno loro molto poco. Le divideranno in lotti, affinchè possano seminare solo prodotti di poca importanza. E lei vedrà che una volta soddisfatti per quello che hanno ottenuto, lasceranno le donne a cura delle terre cattive e torneranno a lavorare le nostre terre fertili".
Artemio Cruz è un uomo di forti passioni: indimenticabile la figura di Regina, la donna che, prima violentata, poi amata intensamente, lo seguirà sino alla morte. Ma è l'unico amore realmente vissuto: quello successivo per la moglie Catalina si scontrerà con la sua gelida ostilità. Le altre donne non riusciranno a colmare un vuoto che si fa sempre più grande: se non fosse per i figli... se non fosse soprattutto per Lorenzo, il prediletto. Ma Lorenzo ha ereditato dal padre la parte migliore: l'amore per la lotta giusta, per la rivoluzione... E Artemio lo perderà per sempre. E' un libro che riassume la storia di un uomo e di un paese: Catalina, Zapata, Regina, Carranza, Villa... Lotte, sogni compromessi e ricordi: il tutto in una prosa ricca e barocca, spezzata di continuo da un ritmo temporale alternato con una tecnica abile e sicura. "Mai hai potuto pensare in bianco e nero, buoni e cattivi... Sì, non è fastidioso, è molto più comodo dire: qui sta il bene, lì sta il male. Tu non potrai definirlo mai. Forse perché noi, più indifesi, non vogliamo che si perda quella zona intermedia, ambigua, fra luce e ombra: quella zona dove possiamo trovare il perdono..."
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