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La balera da due soldi
| Georges Simenon | Adelphi 1995
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Un condannato a morte confida a Maigret un particolare quasi dimenticato della sua vita, un filo sottile per un indagine, che affonda le radici nel passato, ma dalla quale Maigret si sente attirato tra difficoltà ed incertezze di ogni tipo.
L'indagine arriva a buon fine, ma non è questo il punto. Non lo è quasi mai in Simenon.
Maigret si muove in un ambiente di periferia cittadina: locande, il fiume, le strade bagnate di pioggia, i caffè... E la vita di tanti: la moglie fedele, apparentemente frivola e distante, in realtà forte e sicura; il commerciante mite e infantile, che pagherà cara una scappatella vissuta quasi come un gioco; l'amante impetuosa e possessiva, che non si rende conto di nulla; l'amico fedele che la stanchezza del rimorso e di una vita vana concilierà alla fine col suo destino.
Su tutti la mano lieve di quel magnifico narratore che è Simenon: attraverso il suo Maigret, la vita di tante banali persone, con i loro banali sentimenti, i loro banali cedimenti, i loro banali squallori, si sfoglia fra le dita come i petali di un fiore secco.
Ma, ed è questo il fascino del personaggio stesso di Maigret, non c'è alcun senso di estraneità, alcun freddo moralismo, alcun giudizio. Certo, si tratta di un commissario che persegue il crimine, ma il crimine stesso è visto come terribile cedimento, che non intacca del tutto, mai, il complesso della personalità di chi lo commette.
Da qui la pietà di chi percepisce nell'altro una comunione di affetti e di sentimenti, che li fa riconoscere come appartenenti allo stesso genere di umanità. Per questo, accusatore ed accusato, colpevole ed innocente possono guardarsi, anche di fronte alla morte, senza odio.
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