tre titoli alla settimana

Home page

indice recensioni

altri siti

Candido

Leonardo Sciascia Einaudi 1977

    Candido Munafò nacque in una grotta, in Sicilia, dopo un mitragliamento degli alleati, che, durante l'ultimo conflitto, quasi distrusse il paese dei suoi, Maria Grazia e Francesco Munafò. Il nonno materno, Arturo Cressi, si era compromesso col regime sicchè la figlia, per evitargli il confino e la rovina politica, corteggia il capitano americano John H.Dykes che, in effetti, aiuta tanto la famiglia da suscitare la gelosia dell'avvocato. Da quì una serie di litigi che inducono i due coniugi alla separazione, tanto più che John H.Dykes si innamora sul serio di Maria Grazia e la convince a partire con lui in America. Candido rimane, affidato al nonno materno, alla governante Concetta e al padre. Il piccolo cresce particolarmente quieto, docile e riflessivo.

    ... a Candido avvenne di scoprire, un pensiero dietro l'altro che la morte è terribile non per il non esserci più ma, al contrario, per l'esserci ancora e in balìa dei mutevoli ricordi, dei mutevoli sentimenti, dei mutevoli pensieri di coloro che restavano ... Doveva essere una fatica, per il morto, aggirarsi ancora in quello che i vivi ricordavano, sentivano e pensavano; e persino in quello che sognavano ...

    Per un incidente, l'avvocato Munafò muore suicida. Per un attimo, si pensa che Candido possa andare in America, ma poi, visto le sue proteste, lo si lascia dal nonno, onorevole democristiano, che lo affida alle cure dell'arciprete Lepanto. Candido è ricco, l'arciprete è povero; Candido ha un'onestà e una curiosità intellettuale che attira e avvince; l'arciprete è un uomo dalle poche illusioni e dall'intelligenza acuta. Tra i due nasce un'amicizia, che è affetto, attrazione, differenza.

    La ricchezza io l'ho desiderata tanto che persino il mio voler essere prete veniva da quel desiderio ... Ma la ricchezza è morta ma bella, bella ma morta ... E credo che gli uomini che sanno qualcosa di sè, che vivono e si vedono vivere, si dividono in due grandi categorie: quelli che sanno che la ricchezza è morta ma bella, e quelli che sanno che è bella ma morta.

    Un piccolo giallo in paese, risolto dall'arciprete e da Candido, getta nell'impopolarità entrambi. L'arciprete è costretto a dimettersi e finira col lasciare definitivamente l'abito: sarà da quì in avanti Don Antonio. Candido, intanto, conosce l'amore: la giovane Paola, governante e amante del nonno, si innamora di lui e lui di lei. Scoperti dall'onorevole, decidono di vivere felicemente insieme. Don Antonio e Candido, che si frequentano più assiduamente di prima, entrano insieme nel partito comunista, dove sono accolti con qualche diffidenza.

    Per Candido l'essere comunista era un fatto semplice come l'aver sete e voler bere... Per Don Antonio era una faccenda molto complicata, tutta puntualizzata in un apparato di richiamo ai testi, di chiose ... Essere comunista era insomma, per Candido, un fatto quasi di natura: il capitalismo portava l'uomo alla dissoluzione, alla fine; l'istinto della conservazione, la volontà di sopravvivere, ecco che avevano trovato forma nel comunismo. Il comunismo era insomma qualcosa che aveva a che fare con l'amore ... Don Antonio ... riguardo a sè, al suo essere comunista, aveva idea diversa. - Un prete che non è più prete - diceva - o si sposa o diventa comunista. In un modo o nell'altro deve continuare a stare dalla parte della speranza...

    Lo scandalo della convivenza di Candido e Paola provoca comunque tanto trambusto che la ragazza, alla fine, finisce con l'abbandonarlo e andare via.

    Che Paola se ne fosse andata sacrificando il suo amore per lui o liberandosene, non aveva importanza. Il fatto è che se ne era andata: soltanto i fatti contano, soltanto i fatti debbono contare. Noi siamo quel che facciamo. Le intenzioni, specialmente se buone, e i rimorsi, specialmente se giusti, ognuno, dentro di sè, può giocarseli come vuole ... E' l'anima che mente, non il corpo.

    Candido è espulso dal partito e i suoi parenti intentano una causa per farlo interdire e impadronirsi di tutti i suoi beni, Ci riescono, grazie anche all'indifferente collaborazione dal giovane. Candido conosce, in quest'occasione, una cugina, Francesca, che finirà col partire insieme a lui e dividerne la vita, in un amore quieto e appagante. A Parigi, città amatissima, i due ospitano Don Antonio.

    Passarono il ponte Saint-Michel e Don Antonio, quasi predicando, cominciò - Quì, nel 1968 nel mese di maggio ... - Erano i nostri nonni o i nostri nipoti? - lo interruppe Candido. - Domanda inquietante - disse Don Antonio ... Davanti alla statua di Voltaire, Don Antonio si fermò ... - Questo è il nostro padre - gridò poi - questo è il nostro vero padre - Dolcemente, ma con forza Candido lo sorresse, lo trascinò. - Non ricominciamo coi padri - disse. Si sentiva figlio della fortuna; e felice.

    Conclusione rasserenata per un piccolo capolavoro, dove c'è di tutto: la sicilianità, l'intellettualismo illuministico, la fiducia nei sentimenti, il coraggio delle idee. Si discute di provincialismo, di conformismo, di cattolicesimo e comunismo ... ma con ironia leggera, che ha il sapore di una giovinezza che raramente respireremo in altri testi di Sciascia. Candido è forse il più autobiografico tra i libri del nostro: non perchè parla direttamente di sè e delle persone care ( il riserbo discreto era per Leonardo Sciascia naturale e signorile costume, non insincero comportamento), ma perchè parla di sè e delle persone care. E rileggere queste pagine è come rivedere la sua vita e risentirne la voce, che fluiva rapida sempre verso la verità.


    a cura di Maria Antonietta Amico