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Le diaboliche
| J. A. Barbey D'Aurevilly | SE 1987
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"Le Diaboliche" è un libro di racconti, tra i più celebri e noti del secondo Ottocento francese ed è il capolavoro di J.A. Barbey d'Aurerilly, che dando quì un ritratto della sua epoca (i personaggi sono tanti e le situazioni tra le più diverse), analizza e indaga sottilmente catteri e ambienti. E' il caso limite ad attirarlo: il punto oscuro della coscienza da cui viene fuori, al di là di ogni convenzione sociale ed etica, la violenza che tutto travolge e che altro non è che l'incontenibile forza dei sentimenti.
Personificazione di tutto questo è la donna, vista come oggetto e soggetto d'amore, ma di un amore, appunto, libero da ogni freno inibitorio e per questo esasperato, ossessivo, devastante. I ritratti che ne vengono fuori sono indimenticabili e la forza, il vigore terribile di alcune scene si imprimono a fuoco nella fantasia del lettore. La splendida Altachiara Stassin, una pantera fatta femmina, che per amore si umilia, si nasconde e uccide, felice alla fine accanto al suo complice e amante. La virtuosa contessa di Stasseville, che sotto gli occhi di tutti, spezza i gambi delle resede, che porta alla cintura e li mastica: messaggio terribile il cui significato si scoprirà solo alla fine. La Pudica con la sua insaziabile sete di uomini, che finisce, dopo una scena atroce col suo amante da sempre umiliato, per essere oggetto di una barbara violenza. E tante altre, che rimangono nella mente e nel cuore perchè in ognuna, grazie all'autore, sentiamo vibrare una passione così grande da poter vivere di se stessa: per questo i limiti soliti di un'esistenza normale cadono e ne sono travolti. Non si nasconde in ogni racconto l'ancestrale paura dell'uomo di fronte alla donna, ricettacolo di immensa forza creatrice e distruttrice?
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