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I doni di Alcippe
U no stile limpido nella sua raffinatezza caratterizza questa raccolta di poesie, che ancora una volta conferma l'idea della Yourcenar, intellettuale geniale nell'esprimere il sublime, il sommesso, l'insondabile."Io non mi trovo più se non cercandomi altrove/... Io esisto, senza finire mai, in quello che ho donato". La raccolta è varia di motivi: "La morte mi sta accanto, la morte ti sta accanto,/ come un sonno soave all'ombra di un caro tetto,/ come un vino che si spande, come un loto che fiorisce;/ la morte ti sta accanto come una canna che piange" Il testo non può essere letto tutto d'un fiato. "Amore, dove siamo? ed è certo che siamo?" "Il tuo amore, il mio amore; il nostro cuore e le nostre midolla,/ saranno diversamente dopo essere stati, e, come ragno che allarga la sua tela,/ l'universo mostruoso tesse l'eternità." Non ci sono fremiti o eccessi di forma e sentimento. "a quel che deve passare non resta che sorridere/ ... E' incontro alla tua dolcezza che il mio sentiero mi porta,/ da questo terreno pian piano impregnato di anima umana,/ l'oblio, giardiniere lento, estirpa i rimorsi". Il cuore della Yourcenar non è certo, come in un suo verso, "un cuore distratto che sogna o s'addormenta", anche se le immagini, proprio come in un sogno, fioriscono lente una dentro l'altra, sfogliandosi appena, morbide al tatto e profumate all'odorato. La parola, in prosa, è netta e nuda, in piena luce: si può andare oltre, ma occorre il volo di forti ali. La parola, in poesia, è in ombra: lì ritrova la sua fecondità naturale, la sua naturale ambiguità, la sua forza generatrice di immagini. Le poesie si leggono pian piano, in giorni diversi, ma sempre quando il cuore parla più chiaro alla mente. "La morte si avvicina, e il suo rumore:/ Fratello, Amico, Ombra, cosa importa?/ E' la morte la nostra unica porta / per uscire da un mondo dove tutto muore". |