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I duellanti
I l tenente Feraud e il tenente D'Hubert militano entrambi nell'esercito napoleonico con le speranze e l'entusiasmo che furono proprie di una generazione di uomini che seguirono l'Imperatore in tutta Europa, pronti a dare la vita per lui. I due sono però molto diversi: Feraud è un solitario, senza parenti nè amici, alieno da ogni preoccupazione che non sia connessa alla guerra e alla violenza. E' un uomo d'azione: l'azione, che ruggisce troppo forte per permettere al pensiero di farsi sentire, l'azione che si esalta da sola e che, morendo, porta via l'anima. D'Hubert è un aristocratico: ha amici e legami familiari profondi e tenaci. Ama l'azione ma ne sente il limite e il condizionamento. Non rifugge dal guardarsi dentro, senza indulgenza, ma anche senza paura.I due, per uno sciocco malinteso, si sfidano a duello. D'Hubert capisce subito l'assurdità del gesto e vorrebbe superare, ma con onore, l'incidente. Feraud invece è ossessionato dall'idea di dovere uccidere. La campagna militare napoleonica li vede entrambi protagonista di gesta eroiche: in Russia, addirittura, combattono fraternamente l'uno accanto all'altro. Ma questo non evita che il duello a tratti venga riproposto e, siccome tutti ne ignorano la banalissima origine, la contesa diventa una leggenda. L'impero napoleonico si sfalda; per una serie di circostanze, d'Hubert riesce a reinserirsi nel nuovo Stato monarchico mentre Feraud ne è allontanato. Un provvidenziale intervento del suo eterno nemico, lo salva addirittura da un'epurazione, che i politici del momento giudicavano necessaria. Ma Feraud non ha pace: insegue D'Hubert, che stà iniziando una nuova vita accanto a una giovane di cui si è innamorato, lo rintraccia e lo sfida per l'ultima volta. Questo duello è diventato per lui l'unico modo per comunicare col mondo, per buttar fuori l'amarezza, la noia, la paura. E' la sola forma d'espressione che ormai conosca. Per D'Hubert è diverso; il suo mondo interiore è più ricco e complesso. Si sente assurdamente travolto dall'odio del collega, proprio quando l'amore, sinora sconosciuto, lo lega ancora di più al piacere di esistere. Ma la vita sarà generosa con entrambi: vivranno, lontano e in pace, con i loro ricordi, scevri da ogni ossessione. E' un racconto affascinante: l'indagine psicologica è finissima, le osservazioni storiche interessanti (magnifico il ritratto di Fouché!), lo stile fluido, come sempre in Conrad. Da questo racconto, Ridley Scott ha tratto un bel film, con Keith Carradine e Harvey Keitel, che danno ottima prova di sè. Ma nel film è soprattutto la luce che fa da magica protagonista. a cura di Maria Antonietta Amico |