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Il fantasma di Canterville
I n questo divertente (ma non troppo) testo, Oscar Wilde descrive il divario tra due culture, quella americana e quella inglese, col suo solito stile brillante ed effervescente come una coppa di champagne.Gli americani sono giovani, esuberanti, allegri ed aggressivi: ma non hanno quel senso di rispetto per la vita, che può venire solo da chi si riconosce frutto di un passato antico e vissuto geneticamente. Gli inglesi hanno invece tradizioni, passato e storia: hanno incubi e... spettri, ma soccomberanno. Il fantasma di Canterville finisce così col rappresentare la fantasia, la capacità creativa ed emotiva: gli Otis, invece, che acquistano il castello inglese, per nulla impressionati delle leggende che vi aleggiano sopra, sono gli esponenti ideali di una società che risolve praticamente ogni problema e che pensa che il denaro sia la panacea di tutti i mali. Per questo il fantasma non è preso sul serio, anzi è schernito, preso in giro, intrappolato... Si busca anche un brutto raffreddore per colpa dei terribili gemelli Otis! Ma è proprio un esponente della famiglia 'degli invasori barbari', Virginia, a fare da tramite, alla fine, tra i due mondi e a dare al fantasma la pace. Il libro è molto gradevole e ha quella leggerezza magnifica tipica del vero, grande scrittore, che lo fa un testo adatto ad ogni età. E questo non è poco, in un'epoca come la nostra, dove la seriosità è così di moda. a cura di Maria Antonietta Amico |