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Dalle parti degli infedeli
I n quest'esile libretto si parla di un vescovo, monsignor Angelo Ficarra. Uomo di cultura, dedito allo studio, vigile responsabile del suo incarico a Patti, fu accusato dalla Democrazia Cristiana, che aveva perso le elezioni amministrative (siamo nel 1946), di non aver sufficientemente collaborato per la vittoria dei "buoni". Di tale accusa, mai formalizzata per ovvi motivi, si fece portatrice la Sacra Congregazione Concistoriale, che inizia, col vescovo di Patti, una corrispondenza riservata e segreta, in cui più volte si tenta di convincere il destinatario della necessità, o per lo meno dell'opportunità, di dimettersi. Si adducono svariati pretesti: la salute non più buona, la vista debole, le forze che vengono meno ... Peccato che non ci sia nulla di vero, dato che Monsignor Ficarra gode ottima salute nè accusa alcun sintomo di stanchezza o cedimento. Le pressioni aumentano, la corrispondenza si infittisce, ma il vescovo rimane al suo posto. "C'è una piccola difficoltà: che monsignor Ficarra crede in Dio; e non nel Dio che decide l'infermità dei sani e la dimissione dei giusti. Nel Dio della verità, nel Dio della giustizia. Se gli avessero chiesto ... di dimettersi dalla diocesi di Patti - per ascose ragioni, per segreti e incomunicabili disegni - c'è da credere si sarebbe dimesso in silenziosa obbedienza. Ma la doppia menzogna di tacere la ragione vera per cui si voleva la sua dimissione e di metterne avanti una eclatantemente falsa, suscitava il suo sdegno, la sua rivolta. Non poteva rassegnarsi a che dalla Chiesa, dalla sua Chiesa, gli venisse la menzogna; e tanto meno ad accettarla, a consentirvi, a farsene complice." La lotta si protrae: gli inviano un vescovo ausiliare, a cui danno sempre più poteri nel tentativo di umiliarlo a tal punto da ottenere l'effetto desiderato. E' tutto inutile: il vescovo seraficamente, tenacemente resiste. Solo nell'agosto del 1957 monsignor Ficarra leggerà sul Giornale di Sicilia di essere stato promosso arcivescovo titolare di Leontopoli di Augustamnica. "Ed è da ribadire che nel 1957 la rimozione di monsignor Ficarra non era "necessaria" quanto lo sarebbe stata tra il '46 e il '53. Tante cose stavano per cambiare: e, si capisce, per non cambiar nulla.Ma appunto per ciò cambiavano." E' un libretto interessantissimo. La forza del senso di giustizia, quando essa si impadronisce di un uomo, deve farci riflettere. Non basta oggi essere innocenti. Bisogna resistere a tutto ciò che è contro l'uomo e la vita, in tutte le sue forme. Arretrare, isolarsi nello sdegno, nutrirsi di silenzio... è un crimine come quello di non amare o incendiare boschi o predicare l'intolleranza. Monsignor Ficarra è uno dei piccoli, grandi esempi di resistenza al sopruso, alla malafede, alla corruzione: non avrà cambiato il mondo... eppure siamo qui a parlarne. a cura di Maria Antonietta Amico |