tre titoli alla settimana

Home page

indice recensioni

altri siti

Kaputt

Curzio Malaparte Aria d'Italia 1948

    Tra ambasciatori e principi, tra alti funzionari italiani e tedeschi, tra aristocratici e generali Curzio Malaparte vive e descrive quel che vive: la guerra. Il punto di vista è privilegiato, ma non per questo meno appassionante o dolente. Malaparte non è solo un corrispondente di eccezione, è anche un ottimo scrittore. La guerra è vista come atroce violenza sovvertitrice di ogni regola civile e di ogni sentimento umano. Ma questa percezione, che è viva e acutissima, è temperata da un gusto estetico che rifugge dall'eccessivo, dall'orrore, dal patetico: c'è in Malaparte un'esigenza, ovunque presente, di equilibrio, che è morale ed estetica insieme. La barbarie può travolgerci e farci annegare nella sua nera atrocità: il destino della vittima non sarebbe diverso da quello del carnefice, se entrambi fossero annullati da quest'onda immane, alla quale si può opporre, a tratti, lo scetticismo e l'umorismo, la speranza e l'aggressività, la tracotanza e la risata ... Spesso il paesaggio fa da pausa lirica alla stanchezza, all'angoscia, al dubbio.
    "Nella luce rosa e celeste del tramonto, quei tre cavalli bianchi, seguiti dalla bambina vestita di giallo, erano tristi e bellissimi ... Innanzi all'acqua fino ai ginocchi, dondolavano la testa spargendo la criniera sul lungo arco del collo, e nitrivano." C'è in Malaparte una capacità visionaria di forza non comune. Indimenticabile, ad esempio, è il passo in cui si parla dell'incendio della foresta di Ràikkola, per sfuggire il quale numerosi cavalli imbizzarriti si erano gettati nel lago di Làgoda. All'improvviso erano stati sorpresi dal vento del Nord.
    "A un tratto, col suo caratteristico suono vibrante di vetro percosso, l'acqua gelò ... Il giorno dopo ... il lago era un'immensa lastra di marmo bianco, sulla quale erano posate centinaia e centinaia di teste di cavallo ... Tutte le teste erano rivolte verso la riva. Negli occhi barrati bruciava ancora la fiamma bianca del terrore .."
    Dovunque però emerge una sofferenza angosciosamente chiara: nel ghetto di Varsavia tra miserie indicibili ("I bambini ebrei dei ghetti non sanno giocare! ... Sono proprio bambini degenerati. Che schifo! Il loro unico divertimento è di seguire i carri funebri pieni di morti, e non sanno neppure piangere; o di andare a vedere fucilare i genitori e i fratelli dietro la Fortezza. E' il loro unico divertimento andare a vedere fucilare la mamma. Proprio un divertimento da bambini ebrei."); a Jassy, quando, insieme all'ambasciatore napoletano Sartori, soccorrono come possono, ebrei inseguiti dai tedeschi, accogliendoli nel Consolato Italiano ("Sartori - gli dissi - noi combattiamo in difesa della civiltà contro la barbarie" "O' vero?" disse Sartori. "O' vero" risposi io). L'analisi psicologica dei vari personaggi è acutissima e lampeggiante in poche frasi, in pochi gesti ... Il Reichminister Frank: "Noi tedeschi seguiamo in ogni cosa la ragione e il metodo, non i bestiali istinti: in tutto, noi operiamo scientificamente. Quando è necessario, ma soltanto quando è necessario, ... noi imitiamo l'arte del chirurgo, mai quella del macellaio"; il nobile Augustin de Foxa, ambasciatore di Spagna (" Egli era profondamente cattolico, ma alla maniera spagnola: vale a dire che egli considerava i problemi religiosi come problemi personali suoi propri, e manteneva di fronte alla Chiesa, e ai problemi stessi della coscienza cattolica, una libertà di spirito - la famosa insolenza spagnola - che non aveva nulla a che fare con la libertà di spirito volteriana "); Louise Von Preussen, dolcissima e pur fresca di speranza; Isabella Colonna, principessa romana convinta che Galeazzo Ciano sia l'uomo nuovo, l'AntiMussolini; il principe di Piemonte ("Appariva molto invecchiato. Anche la sua voce era invecchiata, si era ingiallita, fatta rauca, tutta di gola")...
    I dialoghi sono ben ritmati, avvincenti.
    "La facilità - disse Agâh Aksel - con la quale i giovani maomettani accettano il comunismo è sorprendente... Che cosa sarà l'Islam senza il Corano?"
    "La Chiesa cattolica - disse de Foxa - ha mostrato di saper fare a meno del Vangelo." "Un giorno ci sarà un comunismo senza Marx: questo, almeno, è l'ideale di molti inglesi" disse Cantemir. "L'ideale di molti inglesi - disse Constantinide - è il Capitale di Marx nell'edizione del Bleu Book."

    Molti episodi rimangono impressi nella memoria del lettore per la loro drammatica capacità evocativa: il carro bestiame pieno di ebrei, che a Padul Iloaiei viene aperto, liberando decine e decine di morti che travolgono chi cercava di assisterli; la terribile gara di lettura nel Kolkhoz di un villaggio presso Nemirawskoie, a cui sono sottoposti i prigionieri russi; un paniere che sembra colmo di frutti di mare e di ostriche. Un equivoco quest'ultimo, che Ante Pavelic, Poglawnik di Croazia, presto chiarisce. "Ante Pavelic sollevò il coperchio del paniere e mostrando quei frutti di mare, quella massa viscida e gelatinosa di ostriche, disse sorridendo, con quel suo sorriso buono e stanco: "E' un regalo dei miei fedeli, ustascia: sono venti chili di occhi umani."
    Interprete del libro è la guerra, intesa come guerra del popolo tedesco. Non si risparmiano critiche alla dirigenza italiana, ma c'è tanta pietà da avere essa l'odore dell'indulgenza. Sui tedeschi, invece, Malaparte si esprime in modo assolutamente chiaro: "Hanno paura, hanno paura di tutto e di tutti, ammazzano e distruggono per paura. Non già che temono la morte ... e nemmeno hanno paura di soffrire. In un certo senso si può dire che amino il dolore. Ma hanno paura di tutto ciò che è vivo al di fuori di loro ... Hanno paura sopra tutto degli esseri deboli, degli inermi, dei malati, delle donne, dei bambini. Hanno paura dei vecchi.." E ancora: "I tedeschi nudi sono meravigliosamente inermi. Sono senza segreti. Non fanno più paura. Il segreto della loro forza non è nella loro pelle, nelle loro ossa, nel loro sangue, ma nella loro uniforme. Sono talmente nudi, che non si sentono vestiti se non in uniforme ..." Comunque non si tratta qui di evincere critica o analisi storica propriamente detta: Kaputt è il libro di uno scrittore abile e immaginifico, anche oggi di interessante lettura.


    a cura di Maria Antonietta Amico