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Diario di un killer sentimentale

Luis Sepùlveda Guanda 1996

    Un killer professionista, molto richiesto per il suo lavoro, è in crisi depressiva, perché da tempo innamorato di una donna colla quale, impegni permettendo, convive, è stato da lei piantato per un altro. Il killer è un duro: accetta la notizia, senza pregare, senza chiedere. Va a puttane e si ubriaca: tutto qui. Intanto, durante l'ultima sua missione, si lascia prendere la mano e commette qualche errore. Per questo colui che gli ha dato l'incarico gli comunica che, una volta ucciso la vittima predestinata, deve ritirarsi dal giro. Il killer però vuole sapere contro ogni regola di chi si tratta: un messicano che vende droga ad ottimo prezzo e per giunta di qualità, un uomo che col suo commercio ha rotto le uova nel paniere a tanti. La ricerca è laboriosa, ma naturalmente il nostro ha buon fiuto e finalmente lo scova: tra le braccia dell'uomo trova la sua donna, che, piangendo, gli dice che vuole tornare da lui. Il killer ammazza il messicano e... anche la donna. Un professionoista è un professionista.
    La trama è di una semplicità sconvolgente: praticamente non esiste. I particolari sono presi qui e là: ogni lettore di gialli e ogni discreto cinefilo ne  averebbe potuto trovare cento altri in più. Sono settanta pagine che si leggono d'un fiato, mentre si aspetta un tassì o si fa la coda davanti a una cabina telefonica.
    Non si può dire che sia scritto male assolutamente: è scritto. I testi di Sepùlveda sono testi strutturalmente semplici: vivamo in un'epoca che, in quanto a libri, ama il disimpegno e la brevità. Quest'autore parla un pò di politica, un pò di ecologia, un pò di animali, un pò di uomini: è perfetto!
    Come può il successo non arridergli? E poi è uno straniero, che sa di Patagonia, di paese tormantato e sfruttato, di Amazzonia e Greenpeace. Che cosa volere di più?


    a cura di Maria Antonietta Amico