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La morte non sa leggere
Ruth RendellOscar Mondadori 1991

    "Eunice Parchman sterminò la famiglia Coverdale perché non sapeva leggere, perché non sapeva scrivere".
    Inizia così, col nome della colpevole, questo giallo che propriamente tale non è. L'autrice indaga con intuito finissimo la mentalità contorta e malata della protagonista, che sente il suo analfabetismo come una deformità da nascondere e di cui vendicarsi.
    Proprio perché il lettore sa, sin dalle prime righe, quale strage criminosa alla fine Eunice attuerà, il ritmo della narrazione si fa man mano più serrato e convulso: la suspence diventa reale, nodo alla gola come se fosse possibile fermare il gesto conclusivo, mutare l'assurdo destino dei Coverdale. Ma quando tutto è compiuto, la tensione non si allenta: le indagini, i sospetti... Nessuno immagina che quella povera donna inoffensiva possa essere l'autrice di una strage senza movente. Come sarà possibile intuire la verità? Provarla?
    Il testo è senz'altro uno dei migliori della Rendell, che è un'autrice molto prolifica. Il ritmo, i colpi di scena, la tensione narrativa: tutto è equilibrato, ben misurato, efficace.
    In altre opere, la Rendell indulgerà a sbavature e ad incertezze: qui, no.