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La sorellina
Raymond ChandlerUniversale Economica Feltrinelli 1990

    Una ragazzina timida e impacciata cerca il fratello scomparso e Philip Marlowe entra in scena. L'ambiente descritto è quello sordido e corrotto di Bay City, una qualsiasi cittadina americana: donne amate e respinte, un medico senza coscienza professionale, un gangster potente e minaccioso, delinquenti di ogni tipo, alcool e pistole, ricatti e omicidi ...
    Philip Marlowe si muove tra tutto questo con l'apparente sua tipica indolenza: osserva, si fa usare e ingannare, ma sfugge ad ogni trappola perchè, fondamentalmente, non crede in niente e si aspetta tutto da ogni essere umano. Questo però non implica una severità di giudizio che lo porterebbe "naturalmente" a distinguersi dagli altri.
    Philip Marlowe è un personaggio avvincente proprio perchè, pur rimanendo un puro, non se ne vanta e non si sente mai estraneo all'umanità malata e torbida, che affronta nella sua ricerca della verità.
    La corruzione e il male sembrrano così essere il frutto di un disorientamento, di un disordine morale sul cui esito finale non si può emettere alcun definitivo giudizio.
    Per questo, la donna corrotta e senza scrupoli può rivelare una sua coraggiosa moralità e la ragazzina ingenua una incolmabile, criminosa perversità.
    Un bel giallo, con tanti colpi di scena (compreso quello finale) sostenuto, come sempre in Chandler, da uno stile brillante, veloce, esenziale che privilegia ovviamente la forma dialogica, dato, tra l'altro, che è la parola lo strumento più efficace per celare il gesto rivelatore.