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L'anno della lepre

Arto Paasilinna Iperborea 1996

    Kaarlo Vatanen è un giornalista senza illusioni e gioia di vivere: è sposato con una donna superficiale e sciocca, che, col tempo, è diventata arida e cattiva. Il suo stesso lavoro di giornalista, che prima lo entusiasmava, si è ridotto a riciclaggio annacquato di notizie, che servono a far vendere più copie possibile. Altro che servire la verità! Ma una sera d'estate un piccolo evento gli cambia la vita: la macchina, sulla quale sta viaggiando, colpisce di striscio un leprotto. Il pilota, un amico di Vatanen, si ferma, mentre il giornalista scende a dare un'occhiata nel bosco, dove si è rifuggiata la bestiola. In effetti, eccola lì: tremante di paura, con una zampa rotta. Vatanen prende la lepre in braccio, la calma, le stecca la zampa: il collega lo chiama per invitarlo a proseguire il viaggio. All'improvviso, Vatanen decide: con la lepre, fugge via, abbandonando moglie, lavoro, casa, amici. Inizia così un'avventura, che porterà il giornalista e il suo piccolo amico in giro per la Finlandia: lavorando come e quando capita, facendo nuovi incontri e nuove amicizie, Vatanen avrà modo di vivere all'aperto, in mezzo ad una natura magnifica e inviolata, assolutamente affascinante. Il libro è dissacrante nei confronti del perbenismo borghese e di alcuni stili di vita propri della Finlandia. Ma se questo non lo possiamo percepire sino in fondo, rimaniamo affascinati dalla dolce malinconia delle pagine di questo scrittore, che sommessamente e decisamente celebra la libertà e la possibilità, per chiunque, di essere coraggiosamente protagonista della propria vita. L'ultima parte del libro ha un ritmo accelerato, come se l'autore avesse voluto dare una spinta agli eventi narrati, che si accalcano con troppa foga. Una specie di corsa verso un roseo finale, che sembra un po' forzato.
    Rimane comunque un testo piacevole, di facile lettura: gli autori nordici meritano molta più attenzione di quanto il pubblico italiano ha sinora tributato loro. Questi scrittori hanno una percezione della realtà viva e acuta e un desiderio d'indagine limpido e chiaro, non inficiato da sterili elucubrazioni e intellettualismo di maniera.
    Un libro da cui imparare.


    a cura di Maria Antonietta Amico