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Lolly Willowes
| Sylvia Townsend Warner | Biblioteca Adelphi 1990
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"Laura Willowes č una giovane inglese, figlia di una famiglia benestante in cui moderazione, linguaggio garbato, la mente sgombra da cure materiali e un'elegante semplicitą erano canoni imposti loro dall'esempio degli antenati". Laura sembra essere il prodotto tipico di questo ambiente, fatto di vecchie proprietą,oggetti di famiglia, rispetto delle tradizioni e delle convenienze. Dopo la morte del padre, č del tutto ovvio, quindi, che si trasferisca a Londra, a casa del fratello Henry e della moglie Caroline.
"Laura pensava che Caroline le sarebbe piaciuta, se soltanto fosse riuscita a capirla. Capire
Henry, non era difficile, ma per quanto potesse perfettamente capirlo non riusciva a trovarlo
simpatico".
Malgrado i vari tentativi del fratello e della cognata, Laura sembra destinata a rimanere nubile: diventa
cosģ zia Lolly. Malgrado l'affetto dal quale č circondata, la nostra protagonista sente crescere in sč un inquietante malessere: "Si paragonava a una ghianda matura, e nei giorni e nelle notti autunnali e senza vento sentiva la terra attirarla a sč con forza sempre maggiore... Non era smodatamente ansiosa nč di vivere nč di morire:perchč l'ansia la straziava?"
Decide cosģ di trasferirsi in un villaggio di campagna, malgrado l'evidente sgomenta disapprovazione della famiglia. A Great Mop, tra gente nuova e una natura selvaggia, che le entra nel sangue, Laura scopre di essere...una strega. "Era una strega per vocazione: che cosa altro poteva averla spinta alle sue lunghe passeggiate solitarie, alla ricerca di erbe potenti e dimenticate, alla passione per estratti e distillati?"
Anche gli abitanti del villaggio hanno stretto un patto col diavolo e cosģ Laura partecipa al suo primo Sabba. Lo stile descrittivo dell'autrice č di finissima ironia: "Nonostante tutte le sue speranze non si sarebbe divertita. Anche da strega sembrava proprio che in societą fosse destinata all'insuccesso..."
Alla fine, l'incontro vero e proprio col Diavolo, in una cornice splendidamente campestre: un colloquio
che va molto al di lą della situazione contingente e che sembra riassumere il significato profondo dell'intero libro.
"Ecco: quando penso alle streghe, mi sembra di vedere in tutta l'Inghilterra in tutta Europa, tante
donne che vivono e invecchiano. Le vedo com'erano, come sono... E tutto questo mentre le fanno
sprofondare sempre pił nello squallore, quando se c'č una cosa che tutte le donne odiano č essere considerate squallide...Se potessero restare passive e inosservate non avrebbe importanza: invece devono essere attive, e ciņ nonostante rimanere inosservate. Fare, fare, fare, perchč la pura abitudine le rimprovera come una massaia... Ma le donne lo sanno di essere dinamite e non vedono l'ora che si verifichi l'esplosione che renderą loro giustizia.
...Ecco perchč diventiamo streghe: per mostrare il nostro disprezzo per chi finge che
la vita sia un luogo sicuro, per soddisfare la nostra passione per l'avventura..."
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