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Microcosmi
D opo "Danubio", un altro testo incantatore di Caludio Magris.Il percorso è più modesto, ma il ritmo è uguale: lento, sinuoso, intrigante. Personaggi comuni e famosi, luoghi noti e trascurati: tutto legato insieme dalla coerenza della frammentarietà. Tra un'osservazione (Ogni identità è anche orribile, perchè per esistere deve tracciare un confine e respingere chi sta dall'altra parte); una descrizione di paesaggio (Queste montagne sono seni spremuti, un cielo che si allontana nella sera... un cielo nero che sembra blu...) o di animali (un branzino... anche le sue scaglie che scintillano e mutano impercettibilmente colore, grazie al sole di fuori e alla morte dentro, sono un sussultare di confini...), si snoda un viaggio che è fisico, mentale e culturale. La prosa elegantissima ha il dono dell'esser preziosa senza perdere in levità. Claudio Magris sa andare in profondità non dimentico del fascino della superficie, sulla quale batte il sole.
Non ci sono, quindi, per Magris esclusioni aprioristiche, giudizi definitori e definitivi.
Nella luce subacquea del fogliame, mentre le cicale screziano l'aria come un vetro e lontano il mare sorride con le sue creste di spuma, l'uomo di Magris cammina, dimentico di essere stato un dio immortale, ma consapevole che vale la pena di dedicare coraggio, fedeltà e dedizione a un valore soprapersonale che lo leghi agli altri esseri umani e al mondo intero. Il fiume scorre verso il mare e le Sirene cantano lontane. a cura di Maria Antonietta Amico |