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Otranto

Roberto Cotroneo Mondadori 1997

    Ad Otranto, nella cattedrale, c'č un antico masaico che risale al dodicesimo secolo: per restaurarlo, arriva, tra gli altri, una giovane olandese. Figlia di un pittore, abilissimo nel ricopiare le tele dei grandi e di una madre inquieta, maestra nel tagliare i diamanti, la donna porta con sč il ricordo di una terra le cui brume sono lacerate solo dal colore vivo dei tulipani, e le ansie di una giovinezza, passata col padre e la tavolozza cangiante dei suoi magici olii. La madre č sparita nel nulla, un giorno: forse fuggiasca, forse morta.
    Alla cittą, teatro di una sanguinosissima repressione turca (nel 1480 ottocento cittadini furono massacrati dagli infedeli), l'olandese č legata anche dalla storia della sua stessa famiglia: un antenato, di Otranto, catturato dai turchi e poi liberato, divenne ricco ed emigrņ in Olanda, dove fece fortuna, dedicandosi al taglio dei diamanti. L'olandese, mentre lavora al mosaico, incontra i fantasmi del passato della cittą, che non dimentica il sangue che un tempo l'ha inondata. Attraverso queste presenze inquietanti, accetta la sua solitudine e il suo destino. E' un romanzo, in cui si parla di luci e colori. "Ci sono luci e colori che non si possono leggere, e non si possono descrivere agli altri perchč sono proiezioni di noi stessi, della nostra vita; ci sono colori che sono dei sogni impossibili che non rimangono neppure nel ricordo tanto sono impalpabili, inconsci, privati."
    E Otranto diventa un simbolo: "Otranto č questo, un nucleo piccolo, una stella collassata dove c'č tutto l'universo, dove c'č la vita quotidiana e la storia, dove gli anni non passano e tutto sembra compenetrarsi, dove č facile che i fantasmi ti parlino per le strade, e dove tutti sanno di essere in un posto diverso, dove il tempo curva su se stesso, e curvando si richiude."
    L'autore, č stato detto, parla qui della luce: e lo fa per quasi trecento pagine, senza generare alcuna noia nel lettore. E' un merito se si pensa che nel testo non c'č nient'altro. Nessuna indagine psicologica che non sia un abbozzo, nessuna trama di sostegno che non sia una vaga traccia, nessuna fascinosa considerazione che non sia un mormorio indistinto. Siamo di fronte ad un impasto di colori sfumati che sembrano far intravedere chissą che cosa.


    a cura di Maria Antonietta Amico