|
Il padiglione d'oro
N el 1950 il padiglione di un celebre santuario di Kyoto, il Kinkakuji, quattrocentesco tempio zen, è dato alle fiamme da parte di un monaco buddista, deforme e balbuziente.Mishima narra di quest'episodio con assoluta aderenza alla cronaca. Il punto di vista scelto dall'autore è quello di Mizoguchi, il giovane monaco, che narra la sua storia in prima persona. Il lettore segue, attraverso la sua voce, il formarsi di una personalità aberrante. E' uno scendere nell'inferno di un'anima agitata, da sempre, dall'impotenza di comunicare e dal desiderio struggente di farlo. La balbuzie e la conseguente irrisione degli altri crea un baratro tra Mizoguchi e il mondo. "Il mondo esterno non era più in contatto con la mia intimità, e, ancora una volta, mi circonda con la sua inaccessibilità." Da tutto, egli si sente oppresso: dagli sguardi e dall'impossibilità di sfuggirvi. A poco a poco si fa strada l'idea che "perchè io potessi guardare sicuro il sole, il mondo stesso avrebbe dovuto essere distrutto." La vita emotiva del ragazzo è come congelata: la morte del padre, la desolazione della madre, la fiducia che l'abate gli dimostra, aiutandolo ... niente lo riscalda, niente lo fa sentire vivo. "Anelavo soltanto a sciagure, a calamità, a una tragedia sovrumana, a qualcosa come un gigantesco compressore divino che schiacciasse uomini e cose, belli e brutti, in un unico sterminio." Il Padiglione d'oro, entro cui il giovane vive, diventa il simbolo della bellezza eterna. "E' proprio la bellezza eterna che irrimediabilmente compromette ed avvelena la nostra esistenza." Bruciare il Padiglione d'oro diventa un'azione, attraverso la quale la stessa realtà può essere modificata. "Avrei compiuto una pubblica distruzione, un'irreparabile rovina, un atto che avrebbe considerevolmente impoverito il patrimonio di bellezza creato dall'uomo." Tutti avrebbero imparato che non ci sono certezze e che tutto può cambiare e crollare da un momento all'altro; una specie, quindi, di testimonianza d'esistenza da una parte e dall'altra una lezione benefica per l'umanità. Insieme al protagonista, dentro il suo delirio, il lettore non distingue più il bene dal male, l'ossessione dalla lucidità, la voglia di essere amato dal desiderio folle di perdizione. E' un percorso difficile quello che compie l'autore, con uno stile rigorosissimo, che segue nei suoi labirinti cerebrali la follia di un uomo disperatamente solo. a cura di Maria Antonietta Amico |