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Il pianista
I l testo č diviso in tre parti: nella prima, intellettuali spagnoli parlano del dopo-Franco, di letteratura, di politica, di russi e di americani. Nella seconda parte, si va indietro nel tempo: č appena finita la guerra civile, tornano dal campo di concentramento uomini che hanno creduto in una Spagna libera e che devono affrontare una realtā reazionaria, che diverrā il quotidiano. Nella terza, ci troviamo a Parigi, quando della guerra civile si ha appena il sospetto: lė, alcuni intellettuali spagnoli decidono di rinunciare a sogni e ambizioni di carriera, per tornare a combattere nella propria terra (e perderanno e saranno gli emarginati che, in quanto tali, abbiamo conosciuto nella prima parte), altri rimarranno in Francia e saranno poi osannati nella loro stessa patria, dove godranno di fama e potere. La struttura č circolare: dal presente all'ieri e all'altro ieri in un tentativo di analisi, che non č spietata perchč l'inevitabile amarezza č di gran lunga superata dall'amore.La dittatura morta di morte naturale; l'incapacitā concreta dell'opposizione di incidere sul corso degli eventi; il disorientamento degli intellettuali perplessi, demotivati, allettati dal successo e dal denaro, vogliosi di dimenticare quel che poteve essere stato e non fu ... Ma accanto a Doria, il poeta che ha saputo navigare e che, non rischiando mai nulla, ha adesso fama e ricchezza, si staglia, mingherlino, Albert Rosell, il pianista che tutto ha sacrificato a un sogno di libertā. Lo affianca, Teresa, l'amante generosa di Doria, che ha lasciato Parigi per una Spagna che aveva bisogno di tutti quanti credessero in lei. Anche Teresa ha perso: č un ammasso di carne dolorante, curata da Rosell. Teresa e Alberto sono i vinti, ma tra loro c'č affetto e solidarietā. Tra loro, i ricordi di un passato, in cui le loro vite hanno avuto un senso: nessun rimpianto. In Doria, negli intellettuali di oggi, il compromesso e l'ambiguitā ha scavato abissi in cui non ci si puō specchiare. Hanno perso il loro passato: sono corpi senza ombra. Esistono? Ma su queste sconfitte, sulla solitudine dei vinti, sulla dimenticanza che, inevitabile, coprirā ogni loro traccia, su questo scrive qui Montalbān con quella pietas, che č, appunto, amore. Amore per quelle povere strade piene di monelli, di miserabili, di gente generosa, che non ha dimenticato la gioia. Amore per chi combatte, sapendo di dover perdere tutto tranne se stesso. Amore per l'innocenza sacrificata e tradita, per ideali che vale la pena comunque di sentire nel proprio cuore. Amore per chi si rassegna e per chi non si rassegna ... E' la vita, la vita da respirare a pieni polmoni al di lā delle ambiguitā e delle incertezze, delle falsitā e delle brutture proprie degli umani. C'č qui, malgrado tutto, la speranza e l'impegno o, per meglio dire con le parole di Hado Lyria, che presenta questo gioiello: " ... L'impegno come affaticata speranza ... Speranza dell'esposizione e della memoria. Di un grave rispetto umano, mai pietistico, che sa mettere da parte ogni ideologia e si avvale della letteratura, unico mestiere concesso all'autore, per meditare non solo la storia, ma soprattutto la coscienza, di una nostra quotidianitā, troppo spesso imperscrutabile." a cura di Maria Antonietta Amico |