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La lettera scarlatta

N. Hawthorne T. E. N. 1993

    Hester Prynne, moglie dell'anziano Chillingworth, ha preceduto il marito nel giungere, dall'Inghilterra, a Boston, città di puritani costumi. Nel frattempo, è rimasta incinta: la città l'ha processata per adulterio e l'ha condannata a portare sul petto, ricamata sul vestito, la lettera A, come segno di perpetua vergogna. La giovane donna, bella e altera, sfida tutti col suo silenzio: non intende rivelare, infatti, il nome dell'amante; accetta la condanna e decide di continuare a vivere in città con la sua piccola, ala quale ha dato il nome di Perla. Prima di essere definitivamente scarcerata, Hester riceve una visita sconvolgente: il marito è arrivato. Lui sa tutto: si rende conto che la sua vecchiezza e la sua bruttezza non potevano tenere legato a sé un tale splendore di donna, ma non la perdona. Le chiede, anzi, di mantenere con tutti il segreto della sua vera identità: lui intende vivere a Boston. Di Perla e di Hester non gli interessa più nulla: son segnate, avranno una vita difficile, sconteranno entrambe in mille modi la colpa. Gli interesserebbe invece conoscere il nome del padre della piccola: questo è l'obiettivo della sua vita. Hester resiste alle minacce del marito e non gli confessa quel che lui desidera sapere. Ma chillingworth è un uomo dall'intelligenza aaacuta e rapace: vivendo in città, mescolandosi ai notabili, non perdendo mai di vista la moglie e Perla, arriva ad intuire la verità. L'amante della moglie è stato il giovane pastore Dimmmesdale, anima generosa, noto a tutti per la sua cultura e la sua disponibilità. Chillingworth gli diventa amico, va ad abitare con lui: gli presta i suoi servigi (è medico) per curare una salute che di anno in anno peggiora. Dimmesdale è infatti in preda a tormenti indicibili: ama Hester, si sente colpevole, detesta il fatto di averla lasciata sola agli occhi del mondo, si sente un vile ed è frustrato dal desiderio di espiare e confessare in una comunità che, invece, lo ama e rispetta ogni giorno di più. Sotto lo sguardo implacabile di Chillingworth, le condizioni mentali del giovane vacillano: sarà Hester a rivelargli la vera identità dell'uomo e a spingerlo ad andare via da lì, tutti e tre, verso una nuova vita. Ma è troppo tardi: Dimmesdale avrà solo la forza di confessare davnti a tutti la colpa commessa e poi morirà. Sfuggito per sempre al medico infame, lascerà sola Hester, che porterà lontano Perla per poi, dopo anni, riapparire a Boston a morirvi, dopo una vita esemplare fatta di opere buone e di beneficenza.
    Un romanzo a tinte forti, ancora gradevolissimo, che può piacere ad un pubblico giovane, forse ignaro di quanta importanza, per la mentalità americana, sia questo sostrato di rigido puritanesimo, ereditato insieme al senso del dovere, della collettività, del lavoro da quei coloni, dei quali qui si narra. non è un romanzo "romantico" nel senso che celbra la forza e la purezza dei sentimenti contro le convenzioni sociali: Hester e Artur dimmesdale si amano, ma si sentono colpevoli di aver generato il male, di aver ceduto ad un'illusione. Neppure il marito di Hester ha un ravvedimento: ingiuriato, non perdona perché ritiene legittimo perseguitare il reo in quanto tale. E' un mondo rigido, quello che qui l'autore ritrae: le regole sono la sua sopravvivenza. E tutta la comunità ne è consapevole. Un testo conformista, senza slanci nè vero calore, dominato dal senso della colpa e dalla necessità sociale della pena.