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L'estate torbida
Carlo LucarelliSellerio 1991

    Il commissario De Luca, compromesso col regime fascista, ormai sconfitto dagli eventi, è in fuga diretto non si sa dove.
    L'incontro casuale col brigadiere Leonardi, un ex-partigiano che lo ha riconosciuto, lo obbliga ad interessarsi di un misterioso delitto e a rimanere, per questo, in un paese, dove sospetti, ricatti e violenza si intrecciano insieme.
    L'atmosfera è torbida: si mastica l' ambiguità di una vittoria che non ha premiato gli onesti; il rimorso stanco di azioni, che comunque hanno portato morte e sangue e che adesso lacerano i ricordi; l'angoscia appiccicosa di un futuro in cui forse nessuno si riconosce sul serio. Su tanti personaggi (indimenticabile la vitale, positiva Francesca) emerge l'umanità sofferta e dolente del commissario, che esplica 'il suo mestiere' sino in fondo, per l'istinto per volontà per scelta contro ogni mortale rischio (ed è un eroe che ha paura, che tenta la fuga, ma pur sempre un eroe).
    Ma emerge anche il carattere, che pian piano si delinea sempre meglio ( non solo nei riguardi del lettore, ma nei riguardi di se stesso) del brigadiere: alla fine, i suoi sogni e la passione libertaria si ricompongono in una visione del presente più limitata, ma anche piu' matura, solcata com'è dalla consapevolezza e dalla disillusione.
    Non c'è comunque disperazione, anzi alla fine, un'alba timida, ma chiara sembra concludere il buio di una terribile notte trascorsa.